GIUDA (glam rock – ROMA)
★★★
Il 20 novembre esce “Speaks Evil”, il terzo atteso album dei Giuda, nonchè il primo che la band romana pubblica con la Burning Heart, label svedese che nel corso degli anni ’90 e 2000 è stata il riferimento per la produzione di gruppi garage punk, hardcore e hip hop di fama mondiale. L’album, che può già essere prenotato su Itunes al link http://bit.ly/SpeaksEvil_GiudaITN, esce in Italia, Europa, Gran Bretagna e Stati Uniti e viene presentato per la prima volta dal vivo in 2 concerti: il 27 Novembre all’Orion Club di Roma (aperto da The Partisans, storica streetpunk band inglese) e il 5 Dicembre al Lexington di Londra per la platea e i media internazionali.

“Speaks Evil”, anticipato dal singolo “Roll The Balls” (qui il video https://www.youtube.com/watch?v=xUL8BwkOS0Y ), è il succo di ciò che i Giuda sono ora: una rock’n’roll band che ha messo perfettamente a fuoco il suono che è il suo marchio di fabbrica. Laddove “Racey Roller” del 2011 era puro divertimento, nato d’impulso dalla passione per il rock anni ’70, pur senza nostalgia, e “Let’s Do It Again” del 2013 è stato il primo passo nel trasferire allo studio l’odore del palco durante i live della band, “Speaks Evil” ha un’impronta più aggressiva, con una produzione artistica semplice e diretta e una spinta decisa verso un songwriting consapevole e linee vocali ambiziose, a identificare con maggiore determinazione un suono e uno stile riconducibile ai Giuda, che riescono a fondere gli elementi primordiali del “Giuda sound” con la raffinatezza di chi ha imparato a plasmare musica a propria immagine e somiglianza.

“Speaks Evil” nasce dagli oltre 200 concerti che i Giuda hanno tenuto fra Italia, Europa e Stati Uniti negli ultimi due anni. Nelle dieci nuove tracce dell’album la passione per il vintage rock anni 70 di stampo British, sia esso il glam o il punk, si risolve in un sound che riflette essenzialmente ciò che la band esprime dal vivo, melodie seducenti che si fanno strada fra riff di chitarra crudi e sfrontati su una solida struttura ritmica. Dieci capitoli diversi tra loro ma che se ascoltati uno dopo l’altro danno una granitica idea di insieme.

Brani massicci come “Roll the balls”, “Mama got the blues” e “Working class man” rimbalzano fra i solchi prendendo a schiaffi episodi più pop del disco quali “It ain’t easy”, “You can do everything”, “Bad days are back” (una delle due tracce con Moretti alla voce), “My Lu”. Non poteva mancare un classico stomper come”Watch your Step” (con tanto di citazione agli Small Faces). Due capitoli a parte sono la più introversa “Joolz” (seconda traccia con Moretti alla voce), dove affiora un velato senso di malinconia, emozione finora sconosciuta ai fan dei Giuda; e la bizzarra “Bonehead Waltz”, l’unico brano del disco nato in studio, da un’improvvisazione che diventa idea, che diventa ironia, che diventa caricatura di se stessa e che infine torna ad essere canzone dalle influenze indecifrabili.

I Giuda, ovvero Lorenzo Moretti (guitar/vocals), Ntendarere “Tenda” Damas (lead vocals), Michele Malagnini (guitar), Danilo Valeri (bass) and Daniele Tarea (drums), iniziano la pre-produzione di “Speaks Evil” nel 2014: dopo aver scartato in sala prove decine di brani, arrivano in studio con le versioni embrionali di “It ain’t easy”, “You can do everything”, “Joolz” e “Roll the balls”. Il solco è tracciato. “Le sessioni vere e proprie sono partite nell’Ottobre 2014 – racconta Lorenzo – ma al contrario dei primi due dischi per i quali la band aveva registrato in tre giorni le basi strumentali di tutti i pezzi, in questo caso abbiamo deciso di dividere il lavoro in varie sessioni da diluire durante l’anno per poter seguire al meglio la produzione di ogni brano durante gli in and out del tour”.

L’album è stato registrato ai GreenMountainAudio con la strumentazione vintage che contraddistingue il suono della band e che da sempre costituisce per loro una passione viscerale. Danilo Silvestri, loro produttore storico affiancato da Lorenzo Moretti, rivela che “fedeli allo stile Giuda, le registrazioni sono state realizzate in completo dominio analogico (con il computer spento in studio!). Non c’è un segreto, o forse il segreto è che non c’è niente in mezzo: solo la chitarra, il cavo, e l’ampli. Stop”.

La storia di “Speaks Evil” parla di una produzione di quattordici brani in totale, di cui solo i dieci citati sono contenuti nella versione standard dell’album, con i restanti quattro inediti pronti a fare da b-side o destinati a riempire un archivio di rarità che negli anni sta prendendo sempre più consistenza, fra vinili a edizione limitata, singoli 7″ in vinile colorato e altre special edition pensate per i fedelissimi quanto esigenti fan collezionisti. La prima di queste “Gone For Good” è la b-side prescelta per la versione 7″ in vinile di “Roll The Balls”, in vendita tramite lo shop-on-line della band, come anche l’album in vinile colorato e altri gadget esclusivi.

“Speaks Evil”, come si diceva dei migliori dischi degli anni ’70, è da “ascoltare a massimo volume”. Oppure no. Tanto funziona bene lo stesso.